Il curatore fallimentare è una figura professionale di fondamentale importanza, nell’ambito delle aste giudiziarie.
Nel momento in cui si registra il fallimento di un’impresa, è necessaria la nomina di una figura professionale (incaricata dal Tribunale) che si occupi della gestione del patrimonio. Questa figura si chiama curatore fallimentare, e può a sua volta corrispondere a vari ruoli.
Il suo compito, in linea di massima, è quello di amministrare i beni e i “rapporti” dell’impresa con l’obiettivo di soddisfare al meglio i creditori coinvolti. Ciò può avvenire tramite varie procedure, dalla liquidazione dei beni passando per il recupero crediti. Il ruolo di questa figura, in qualità di organo centrale, è di fondamentale importanza.
Chi può ricoprire questo ruolo?
Il ruolo appena descritto viene incaricato dal Tribunale, e può essere ricoperto da figure professionali quali avvocati, commercialisti o ragionieri. Possono occuparsene anche i consulenti del lavoro, a patto che sia iscritto ad un albo apposito. Se ne possono occupare, in linea più generale, anche soggetti che abbiano ricoperto funzioni amministrative o di gestione del capitale all’interno di società.
La sola e unica condizione da rispettare per ricevere questa nomina, è quella di non aver avuto alcun rapporto recente con l’imprenditore titolare dell’impresa fallita. Dovrà infatti essere una figura con comprovata esperienza e onorabilità, e dovrà superare specifici esami e corsi di formazione per l’iscrizione all’albo.

L’onorabilità appena citata, prevede l’assenza perfino di eventuali legami di parentela con il titolare d’impresa in questione. Per ricoprire il ruolo di curatore fallimentare, sarà inoltre necessaria l’iscrizione all’albo dei Curatori Fallimentari presso il Ministero della Giustizia. Sono esclusi dalla nomina del Tribunal anche coloro che hanno concorso al dissesto dell’impresa nei due anni precedenti.
Una volta compreso chi può ricoprire questo ruolo, e chi no, si può passare ai compiti che questa figura professionale deve svolgere.
Come opera il curatore fallimentare?
Il curatore fallimentare opera sotto la vigilanza del Giudice Delegato e del Comitato dei Creditori, e può avvalersi di tecnici e specialisti (es. per le perizie) ma non può delegare le funzioni essenziali. Inoltre, agisce come rappresentante legale dell’impresa per le attività legate alla procedura.
Definite le sue responsabilità generiche, si può finalmente approfondire il modus operandi di questa figura professionale. Una delle sue prime attività, è quella di prendere possesso dei beni dell’impresa soggetta a fallimento, apporre i sigilli e redigere l’inventario. Una volta fatto ciò, entro 60 giorni dalla dichiarazione di fallimento, deposita una relazione sulle cause dell’insolvenza, le responsabilità del fallito e le azioni da intraprendere.
Ancora una volta entro 60 giorni dalla redazione dell’inventario (e max 180 giorni dalla sentenza), predispone il piano per la vendita dei beni e il recupero dei crediti. Dopodichè, il curatore si occupa di esaminare le richieste dei creditori e forma il progetto di stato passivo. Di fondamentale importanza sono poi le fasi di liquidazione e ripartizione.
Fasi in cui è prevista la vendita dei beni (liquidazione) e la ripartizione delle somme ricavate ai creditori secondo le priorità di legge, previa autorizzazione del giudice. Con cadenza semestrale, viene infine redatto un rapporto per aggiornare il giudice e il comitato dei creditori sull’attività svolta.
Compenso del curatore fallimentare
Una volta terminata la liquidazione e la ripartizione delle somme ai creditori, il curatore fallimentare ha diritto a un compenso per l’attività svolta. L’importo viene stabilito dal Tribunale in base alla complessità della procedura, al valore del patrimonio gestito e al tempo impiegato. Il compenso è parametrato secondo criteri di legge e viene trattenuto dall’attivo fallimentare prima della ripartizione finale.
La procedura si conclude con il decreto di chiusura del fallimento, emesso dal Tribunale su proposta del curatore. Questo avviene quando tutti i beni sono stati liquidati, i creditori soddisfatti nei limiti del possibile, e non vi sono ulteriori attività da svolgere. Il curatore presenta quindi il conto finale della gestione, che deve essere approvato dal giudice delegato.
È importante sottolineare che il ruolo del curatore fallimentare richiede non solo competenze tecniche e giuridiche, ma anche capacità organizzative e relazionali di alto livello. La trasparenza e la correttezza nella gestione sono fondamentali per garantire che tutti i soggetti coinvolti possano avere fiducia nell’operato di questa figura professionale centrale nelle procedure concorsuali.
Per chiarire ulteriori dubbi su questa figura professionale, contattaci utilizzando il form di contatto presente sul nostro sito.


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